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Tunisia: Gloria e Tragedia.

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Fuoristrada in Valpolicella, tra sterrate , canjon e sentieri nel sottobosco.

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La mia prima Dakar

Dic.1991/Gennaio 1992: E' la mia prima Dakar, ed è la prima Dakar anomala, infatti l' arrivo è previsto a Città del Capo. Per l' occasione
acquisto una Yamaha speciale di Fabio Marcaccini preparata insieme a Massimo Montebelli. Monta il motore del Teneré 660. Parto bene e nella tappa Dirkou/N'gmini su una duna la seconda marcia sotto sforzo sfolla. Da quel momento il cambio è parzialmente bloccato e solo dopo innumerevoli scalciate si riesce a passare ad una marcia superiore. Perdo molto tempo e soppraggiunge la notte a pochi km. dalla fine della tappa. Sono su una pista sabbiosa a schiena d' asino, in prima non si riesce a galleggiare, la seconda sfolla e così viaggio in terza, spesso sottocoppia, finchè non cuocio la frizione. Chiedo ai camions se qualcuno può caricare me e la moto. Trovo solo un passaggio per me ed arrivo al bivacco. Nel frattempo, corre voce della neutralizzazione della tappa successiva per dei guerriglieri. Dormo ed al mattino assoldo dei locali e con un pick up andiamo a prendere la moto. Arrivo al campo e riesco a farmi caricare la moto e me stesso in un camion in corsa: ricordo aveva uno sponsor tipo "la Potagerie".
Partiamo in trasferimento in convoglio verso N' Diamena, nel cassone l' aria diventa irrespirabile, la polvere oscura ogni cosa, i sobbalzi del camion mi sbattono contro le pareti. A quel punto decido di legarmi con delle corde che avevo con me ed in qualche maniera il viaggio prosegue, ma non riesco a respirare. Batto violentemente con delle pinze sulle pareti per lanciare dei messaggi di S.O.S. . Nulla, il bisonte continua ad andare, a quel punto noto sul tetto un oblò in vetroresina. Con un cacciavite faccio un foro e ci infilo un manicotto del radiatore dell' acqua che avevo di scorta cucito nella giacca. O finalmente si ricomincia a respirare. E' già notte ed il camion si ferma. Appena aprono la porta laterale, esco con un gatto che è stato in lavatrice! Altresì promettendomi di non salire mai più in quell' inferno.
La sosta è causata da un principio di ammutinamento di alcuni piloti che vogliono fermare la corsa, in primis il nostro Beppe Gualini.
Mentre gli altri discutono io riesco a trovare un passaggio su un camion Cagiva guidato da Guglielmo Andreini. Mi sembrava di essere in una suite adagiato sopra i sacchi a pelo di tutto il team Cagiva. Nella notte arriviamo nella capitale del Ciad e cerco un motore presso il team della Yamaha Belgarda. Incredibile, nessun motore è disponibile poichè tutte le moto avevano già cambiato il motore per aver respirato sabbia in quanto il kit Belgarda era difettoso. Devo abbandonare la corsa e mentre al mattino la carovana parte per la tappa, io entro in città per organizzare il mio ritorno in Italia. Qui la sorpresa, l' aeroporto c' est ferme, c' è la guerra. Vado in un' agenzia dell' Air Afrique e trovo un' alleato: un dentista francese, Olivier Demonceaux, che in cambio del tagliando alla sua  moto e del suo meccanico dentista, mi promette di ospitarmi finchè la situazione si fosse schiarita. Entro in una casa con un' aquila incatenata nel giardino e tanti servi maschi quante sono le stanze della dimora. Per giorni, sebbene ci fosse la guerra, partecipo alla routine di vita di quei personaggi. Tutti i giorni all' ora di pranzo vengono a prendermi e vado a seguirli a giocare a boccette bevendo il Pastis! Ogni sera, sebbene ci fosse il coprifuoco,  siamo ospiti dei vari commercianti francesi. Ricordo di uno che mi accolse nella sua casa con la maglia di Papin e dopo cena a base di gnù abbiamo giocato a Risiko!!! Poi essendo notte, tutti abbiamo dormito sui divani perchè non si poteva più uscire.
Una sera andiamo in una discoteca ed una ragazza mi fa il filo. Chiedo ad Olivier se potevo usare la mia camera per stare in compagnia con Marianne. Olivier annuisce e mi guarda invidioso dicendomi che era la figlia del ministro dell' agricoltura del Ciad e che tutti ci avevano provato senza successo. Ma arriva l' italienne e...!
Mentre ci avviciniamo a casa da un angolo escono 2 ceffi e uno estrae dalla manica di una giacca bianca un cocteau, a knife, un coltello!
Tutti a correre verso casa e Marianne rimane in mano ai 2 ceffi che la prendono selvaggiamente a calci. Noi entriamo in casa e mentre i 2 balordi lanciano sassi all' interno della casa, io prendo la pistola lanciarazzi ed esplodo in aria un razzo luminoso d' emergenza. Tanto guerra per guerra!!! Tutto si calma e dopo qualche ora Marianne da sola bussa alla porta in cerca di compagnia...!
Dopo qualche giorno faccio costruire una pedana per caricare la moto sull' aereo e finalmente parto per Parigi.
Arrivo a Parigi e purtroppo la prima brutta notizia della mia prima Dakar: Gilles Lalay è morto!!!